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Ecco un passaggio del recente articolo di giornale apparso sulla "Provincia Pavese" (si dice in mano a repubblica+/-, quindi "amici"):




" Schiamazzi in strada, non è colpa del barista "

Assolto il titolare del Sottovento per i comportamenti dei clienti fuori dal locale.
Una sentenza che crea un precedente!
 
*PAVIA.*

 *Era stato denunciato perché il suo locale disturbava il sonno dei residenti. Ma Dario Girini, 47 anni, titolare dell'osteria Sottovento alla fine è stato assolto. Con una sentenza che, nelle motivazioni, potrebbe costituire un precedente importante per il destino di altri locali notturni della città ancora al centro di polemiche e petizioni. Secondo il giudice Pietro Balduzzi «il dovere giuridico del gestore di impedire rumori molesti cessa quando gli avventori varcano la porta di uscita del locale».

* Come a dire, quindi, che il gestore di un locale pubblico non sarebbe responsabile di quanto avviene fuori. Compresi gli schiamazzi e le voci dei clienti. Va detto che proprio attorno a questo aspetto si è concentrata, per anni, la diatriba tra i residenti (che chiedevano il rispetto del loro diritto al riposo, impedito, soprattutto d'estate, dai gruppi di giovani in strada) e i gestori, che per poter lavorare avevano insonorizzato l'interno del locale e istituito una specie di servizio d'ordine, per mantenere la tranquillità all'esterno. Ebbene, per il giudice non si poteva fare di più. E in ogni caso il titolare (difeso dall'a vvocato Paolino Ardia) non ha colpe. «Com'era emerso sin dall'i nizio - spiega il giudice - il rumore di disturbo era "antropico", ossia provocato da persone che sostavano fuori dal locale». Questa la premessa. Resta da approfondire la responsabilità oggettiva dei gestori, che però, per il giudice, si dà solo sul piano dell'o missione di cacciare fuori dal locale i clienti troppo rumorosi. «Ma il principio generale non è applicabile in questo caso - dice la sentenza - perchè il rumore proviene da persone che sono già all' esterno del locale (e che pertanto non potrebbero essere "buttate fuori") e che per di più stazionano su una strada pubblica di libero passaggio».  

Il giudice è chiaro: «Le persone che sostano fuori dal locale devono rispondere personalmente degli schiamazzi». Se il principio fosse applicato a tutti quei bar (come Radio Aut in via Siro Comi, il bar del Ponte in Strada Nuova, solo per citarne alcuni) che sono bersaglio delle lamentele dei vicini, le petizioni con cui si chiede la loro chiusura entro una certa ora potrebbero non avere più senso. Perché quasi tutti i locali creano disturbo per i clienti che sono fuori, e solo una minoranza per il rumore interno (voci, musica ad alto volume).

Il caso specifico del Sottovento era esploso nel 2005. A giugno, sulla scorta di un esposto dei condomini al numero civico 8 e 9 di via Siro Comi e al numero 9 di via Teodoro, veniva chiesto all'Arpa di eseguire verifiche del livello di rumore prodotto dal locale. L'A rpa, dopo i controlli, produsse un documento in cui si dava atto che il tasso di rumore superava i limiti consentiti. La fonte del disturbo, diceva quella relazione, era da ricercarsi «nel vociare degli avventori posti sia all'interno che all'esterno del locale». Veniva quindi suggerita l'adozione di opere di bonifica acustica. Pochi mesi dopo, a ottobre dello stesso anno, l'allora sindaco Piera Capitelli stabiliva, con un'ordinanza, che il locale doveva chiudere alle 22.

Intanto, però, i gestori avevano fatto interventi per schermare il bar, giudicati idonei dalla stessa Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. I gestori di Sottovento ripristinarono così l'orario a mezzanotte (anche di questo hanno dovuto rispondere davanti al giudice, e anche per questo sono stati assolti). Senonché a febbraio del 2006 vennero fatti nuovi controlli. I risultati furono deludenti: l'inquinamento acustico restava, «nonostante gli interventi di insonorizzazione». L'Arpa precisò anche che il problema era il rumore antropico dei clienti fuori dal locale (dove, peraltro, ci sono altri bar). La parola, a questo punto, è passata al giudice. Che ha sbrogliato la matassa con una decisione destinata a far discutere.





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